Semplicità è definitiva sofisticazione.

Apocrifo leonardesco

 

 

 

photographer brian wolfe
photographer brian wolfe

Freemarket as contemporary newborn as freemarket as contemporary newborn as freemarket as contemporary newborn as freemarket as contemporary newborn tragedy.


(Con quale garanzia di confronto mi adulava il caos, me, che avevo furia di manifestare i principi dell’arte discutendo nelle minime operazioni tutto quello che trovavo, neanche fossero caschi per moto in realtà aumentata, neanche dovessi stabilirli sulla terra come tornadi: caos, decorso, viviamo anni in cui l’inscertezza di visione, una svisatura nella formula espressiva, 
perdio! la stessa giovinezza può finire fatale, prestandosi al più improvvisato degli avversari. E questo quando il talento stesso è sufficiente a suscitare nemici. Ma sia. Sia il talento a improvvisare avversari e il talento non avrà avversario anche valido che resista).

Talento, l’arma avanzata contro la quale ogni tattica è autod is  t     r   u zi      o    

Inevitabile che sorgano competizioni.

Ma quanto mi riguarda è scartare le involuzioni, i Crop Duster che sterilizzano i miei suoli e fare mie tecniche imprevedibili che superino il bullismo, feroci contro le ragioni di chi cresce senza superarsi, senza battersi. Li abbandonerà come la farfalla, incauta bellezza, vola via dai vermi.

Artefice di uno strumento che sovrasta gli occidenti.

 

 


 

 

 

 

 

Artefice lega con arte. Arte è bellezza d'artefice.

 G. Bruno

 

 

 

earth and water - toyan
earth and water - toyan

 

 

 

Uso è maestro di stile.

 


परदेस

13

 


the last time they met - gilad benari
the last time they met - gilad benari

 

 

ok edloiV dέ o de krioiV

 

 

damwnoV έlasson d’ἢ  maqήsasqai oύpote fέre 

 

 

 

 

seautn sqi

 

 

 


परदेस
13

 

 

 

 

woodoo master - gilad benari
woodoo master - gilad benari

 

 

 

 

 

 

 

Uomo, tu, bianca maledizione

 

  



परदेस

 
13

 

 

 


 

 


Genesis
dinka man - 2006 sebastião salgado

Motrice Lingua

  

3.

L’immagine di una cartina astronomica.

 

La lingua. Pianeta incessante, altamente attivo. All'interno il nucleo che lo frusta, simile al sole che lo irradia in superficie, è un dio, è il linguaggio. Primario elemento della tavola linguistica, il linguaggio come punto solare di tutta la disciplina. Riferimento e possibilità della comparsa di lingue, traguardo e partenza, scienza per le scienze che lo riguardano e per le operazioni che ne dispiegano l'essenza. Il concetto di linguaggio può svolgere le funzioni dell'immoto motore della filosofia classica e delle scoperte dell’antropologia. Non esagera chi dice che al suo nome si consacrano devoti. Ad esso si innalzano quei profumi di moderno sacrificio di cui sono capaci gli oranti e gli scriventi. Non farai linguaggio senza adepti, senza maghi o apprendisti e, se tu vorrai scrivere ma non saprai cosa fa il linguaggio, nessuno ti crederà.

 

Pianeti in orbite distanti: attrazioni; congiungimenti di corpi celesti, territori specifici che prendono il nome di idiomi; masse erratiche mai stabili, di forma incerta, terre immerse: sono le lingue senza alfabeti. Innumerevoli località stanno a indicare le origini, le difformità, i dissensi, la presenza variante, compulsiva, propulsiva dei dialetti.

 

Davvero il linguaggio, ovunque necessario, è numero primo tra le opere terrestri. Il mondo animale conosce l’uso del linguaggio? Piante hanno in dote modalità di comunicazione, sistemi di riconoscimento e di avvertimento tra le specie. Comunicazioni di spore, mandrie migratorie: maledizioni al sole: richiami alla luna. Il mondo è, in tutto, pregno di segnali. Ma questo non è linguaggio. Dare nomi è un'altra cosa e vedermo più avanti come dimostrarlo.

 

 

Tarot Camoin
Tarot Camoin

P a r d è s

 

 

 

La lingua. L'artefice dei sensi.

 

 

sebastião salgado
sebastião salgado

Motrice lingua

2b.

 

Sintonizzati gli strumenti è necessario vigilare sulle informazioni in entrata, separando gli arrivi casuali dai messaggi utili e dai dati sperimentabili.

 

In fatto di lingua, il primo dato in arrivo è casuale, ed è che essa non sia altro se non un segmento di pensieri messo in vibrazioni.

 

Ecco quella che per qualcuno è la conferma che viene prima il pensiero, poi la parola. La lingua non si ridurrebbe che a un mezzo verbale per esprimere concetti. In definitiva, secondo questa opinione, la lingua sarebbe un'espressione di pensieri: consisterebbe nel formulare frasi, e la materia propria del discorso risiederebbe nel pensiero. Di qui la nobiltà pretesa dell'immateriale sul materiale e l'innatismo incondizionato di certa cultura europea, bi-giunta al suo confine.

 

Chiediamolo. Chi si dichiara di questa opinione ha affrontato la cosa seriamente, con l’intenzione di uscire una volta per tutte dal problema del linguaggio, oppure lo ha fatto tanto per farsi un’impressione generale sulla questione e restare con la prima idea buona in testa? Cosa ci si aspetta da chi si occupa di linguaggio? Fornire un primo vero nutrimento di scienza o distribuire certezze provvisorie? Scopo di ogni buona inchiesta è restituire quel che si esamina permutato in un grado superiore di dignità. Occorre perciò esaminare la lingua con lucidità e precisamente lucidità di sensi.

 

La lingua è manifestazione sonora della mente: è il suono l’artefice dell’espressione. Il suono definisce l’espressione mentale fin dalle origini di ciò che è la mente. Non si limita a garantire un occasionale veicolo in outbound. Questo le lingue possono farlo se, per evoluzione mediante uso, si sono storicizzate in frasi che il parlante trasceglie selezionando la più prossima al senso che intende esprimere. Ma questa non è forse una prospettiva di semplice consumo della lingua? La nostra prospettiva vuole dare pieno arbitrio ai parlanti di fare e creare una lingua e rifiuta queste conclusioni.

 

In natura tutto l’esistente ha sostanza materiale e il suono è la materia della lingua. Se scelgo di chiamare ‘figlia della natura’ la lingua, materialmente esito di operazioni meccaniche, è perché il suono ha ruolo di artefice della lingua. Questo è ciò che testimoniano i primi sensi in possesso umano. Qualcosa che prescinda da questi sensi non sarà mai di valore all'interno della conoscenza.

 

E, a sua volta, la lingua è artefice del suono? Sì. Suono e lingua si coappartengono, non potendo rinunciarsi. Così è la trama materiale della natura: i singoli elementi vivono per la disponibilità di elementi prossimi e attivi. La scienza deve esercitare sull’esistente un certo grado di astrazione elastica simile alla pressione del chirurgo, il quale deve restituire i tessuti alla loro integra posizione: senza questa possibilità di ritorno alla reale composizione della vita, tutta la scienza diventa un bene di seconda mano.

  

 

xavier rey
xavier rey

Matrice lingua

 

2a.

Sopralluoghi nei punti precedenti.

  1. Per identificare la natura della questione e i suoi accessi
  2. Per costruire nella giungla del linguaggio un osservatorio degno delle intenzioni di chi scrive
  3. Per sollevare il primo velo dell'indagine, stendendo una mappa utile ad anticipare in scala le osservazioni in cui ci imbatteremo una volta addentrati nel fogliame.

 

Nei sopralluoghi affollati è facile incrociare le piste e smarrire il sentiero. L’ingresso alla lingua è sbarrato da ostacoli anche invisibili, soprattutto da venti contrari di significati.
Che cosa si intende per lingua?
A cosa fanno riferimento sinonimi come ‘linguaggio’, 'parlare' e ‘dialetto’?
Quale e quanta distanza c’è tra lingua, idioma e parlata?
A che punto del cammino è meglio precisare le differenze tra lingua scritta e lingua orale?

 

Domande che ressano le antenne dei nostri strumenti. Non c’è scienza se non c'è chiara comunicazione: al principio di un’indagine linguistica sarà quindi necessario sintonizzare il discorso su più chiare frequenze.

 

Ciò che chiamiamo lingua è un accaduto. Vive in quanto trasmesso e ricevuto entro precise coordinate (storiche e locali) e in precise condizioni di antropia (cultura ed economia). Figlio della natura e conforme a ogni cosa materiale, il fenomeno-lingua trae linfa essenzialmente dal parlare dei gruppi umani. Per assicurarsi uno sviluppo può poggiare su strutture sociali e istituti, come popoli, aggregati civili, stati e nazioni. 

 

Una comunità di parlanti, per costituirsi in unità linguistica, ha bisogno di riferirsi a tradizioni o a sistemi di letterature codificabili. Disporre di questi due tesori significa poter attingere a vocaboli, proverbi, motti e modi di dire, frasi idiomatiche, battute, versi lirici ed epici, mitologia. A queste condizioni non solo avrà luogo una lingua ma avrà anche storia e tempo per prodursi.

 

Non deve stupire se si definisce ‘figlia della natura’ un’operazione umana come la lingua. I primi linguisti nel ’700 diffondevano l’idea del linguaggio come organo, trattabile secondo i metodi della scienza naturale. Wilhelm von Humboldt è l'autore. Idea affascinante, quanto ancora poco fortunata. Ma ho la sensazione che servirò meglio l’acqua di mia fabbricazione se la raccoglierò nell’anticamera di un nuovo preambolo.

 

 

m 2010

 

 

Yantra Siva Sakti
Yantra Siva Sakti

MATRICE: LINGUA

 

1c.

Il gioco: fondamentale per crescere nella lingua. Il primissimo gioco che impariamo è giocare con le parole. L'abitudine ad apprendere, usare, a infrangere sistemi disparati di discorso rafforza e riallarga il confronto con le pratiche linguistiche e, progressivamente, di una o più civiltà esistenti, esistite e a venire.

 

Man mano che aumenta l’incontro con nuovi codici espressivi, le strutture schematiche inculcate conoscono influssi imprevedibili. Variano, si negano, decompongono, si riassemblano: presto i parlanti si accorgono di poggiare sul dorso di un vero tesoro di informazioni, un serpente eretto di scambi, toni, permessi, trappole, proibizioni, codici di lingua buoni o cattivi, attuali, estranei, impropri, inediti, estinti.

 

La pedagogia della lingua schizza fuori dagli schemi della pedagogia stessa. Protagonista non è nemmeno più l'uomo: la lingua irretisce i parlanti nella giungla orale e scritta in suo potere. Davvero lussureggiante e potente è questa lingua, che adesca, circuisce, circonda, si impone e sconfigge il termine dei confini di perlustrazione, di tentativo, sperimentazione, scoperta.

 

Si smette mai di essere nuovi nella lingua? Si sperimenta l’incolmabile. Essa è uno dei rari poteri fondamentali di questa terra che sembrano imporre un senso all’esistenza. Colui che ne incontra il segreto non ne stacca mai la bocca: in colei che le si avventura, resta una delle incancellabili esperienze di questo mondo.

 

 

 

 

 

 

 

tribute to gilad benari
tribute to gilad benari

matrice lingua

 

1b.

Chi, prima della scuola, aiutava a orientarci nell’impiego dei codici? La famiglia. Chi si prese cura di noi. E in modo assolutamente antiscolare. L'imprinting che abbiamo ricevuto non era certo funzionale a comunicare in via civile o letteraria.

 

Le prime parole “casa, sole, telefono” ci venivano insegnate in filastrocche, conte di serpi e maialini, storie di api e di scimmiette che oggi, a raccontarle, fanno ridere. Così esemplificava Eugenio Coseriu: la neonata o il neonato che guardano la madre contare con le prime tre dita, non stanno guardando un adulto che insegna i numeri, ma una mamma che gioca dicendo ai piccoli: "C'era una volta un porcellino, che uscì di casa e incontrò altri 2 porcellini, così se andarono per la strada tutti e 3...". 

 

I bambini sono curiosissimi per le parole meno sensate e conservano un orecchio speciale per le parole ridicole; dote che non è affatto vero che si perda con l’età.

 

Interessante: i codici che abbiamo appreso per primi sono stati grappoli di parole in sequenze melodiche, strofette dal senso immediato. Anzi, domanderei se persino le parole “casa, sole, telefono” le abbiamo apprese in forma di regole grammatiche, insomma sotto incubazione, oppure in serie come “guarda casa: saluta”, bello il sole”, “no: il telefono no in bocca”, ricevendo primi schemi di comportamento linguistico completo.

 

 

 

 

 

m 2010

 

 

 

 

 

rosa degli imperi 2010 - photographer marco maccari
rosa degli imperi 2010 - photographer marco maccari

Matrice lingua

 

  

1.

Porrò una questione di ordine linguistico. Quale lingua è propria della letteratura?

Poiché in ogni questione che conti è giusto e ordinato prendere in esame le alternative a portata di mano, pensiamo per prima alla lingua colta. Millenaria elaborazione di coloro che sanno le scritture e che sono i suoi incaricati, i trasmittenti della scrittura, scrittori essi stessi: la lingua delle scienze, delle vere e proprie lettere.

 

Ecco la seconda: la lingua d’uso. Imprevedibilmente aggiornata e arcaica, in incessante mutazione, strofinata, così si vuole, agli oggetti del comune esistere fino a portarne come un panno bagnato tutta la carica ancora umida. Ordinaria lingua della vita.

 

Formule e codici. Articolare, cioè esprimersi in una lingua con un piacere tale da essere compresi, letti ed emulati, è formula. I codici sono invece i giacimenti di espressioni e di operazioni linguistiche fissate, dove abitualmente attingiamo per parlare in una lingua. Senza accesso a questi codici il parlare con piacere è un divieto.

 

Per questo mandiamo i giovani a imparare una lingua nelle città del mondo. Le scuole hanno l’obbligo di indirizzare all’utilizzo dei codici comuni, sui quali vi è consenso condiviso. Ma un cattivo orientamento della scuola inculca nello zaino di abitudini dei giovani l’ennesima abitudine alla grammatica, e non va oltre. L'apprendistato scolastico, accanto al dovere di ordinare la facoltà di discernimento dei codici di lingua, ha il dovere di arricchire la cernita stessa di questi codici. Senza dimenticare che l'insegnamento pubblico di una lingua che procede stretto a un principio scientifico è più efficace di quello che si attiene a principi di tipo politico.

 

Nel 2000 sono troppe le ricchezze malamente distribuite, e più ancora quelle male ottenute. Ma esiste una ricchezza incalcolabile che, se tu la possederai, nessuno ti loderà mai abbastanza. La ricchezza del parlare. Chi cerca bellezza, prestigio, ammirazione e tutti i fiori fisici e morali dello splendore al di fuori della parola, sta cercando invano, e la sua bellezza sarà tarda a venire.

 

 

 

 

m 2010

 

 

 

 

 

 

lucia pinto
lucia pinto

 

A hiera castra

 

 

Conv. I v 9-10. Se coloro che partiron d'esta vita già sono mille anni tornassero a le loro cittadi, crederebbero la loro cittade essere occupata da gente strana, per la lingua da loro discordante.

 

Ruota di mille anni nel calcio di un solo decennio. Strano in città il linguaggio di chi ha conosciuto lingue straniere: diventa un diverso e un deserto, chi vive dove tutto gli è estraneo e niente più concesso.

 

 

 

Io rifiuto i duemila anni delle vostre calligrafie.

Il tuo spiritismo, Dersu, che si dibatte con l'aria.

Le tue elucubrazioni, Shlomo, tombe in eterno.

Le tue pose, Grete, senza coscienza.

 

 

La vostra parola che non porta posizione. La problematicità mancata, le vostre arti mai letteratura, il vostro metro di riporto che non pone intervento nel mondo.

 

 

 

L'intervento del Mondo. 

 

 

  

1000, 1000 e 10 volte a mai più.

 

 

 


 

brian wolfe
brian wolfe

 

 

 

 

 

Il Frutteto – I Sensi di una scrittura

 

 

 

(La Moltiplicazione per Scale dei Quattro Sensi della Scrittura)

 

 

 

. פ ר ד ס

 

 

. S D R P

 

 

Paradiso: Frutteto.

I Quattro Sensi della Scrittura, moltiplicati in modulazioni, dei rabbini esegeti.

 

La disposizione dei sensi, e il loro funzionamento una volta concatenati, è in anelli.

 

 

 

 

Letterale. Allegorico. Omiletico. Segreto.

Storico. Simbolico. Creaturale (Antropico). Divino.

Reale. Poetico. Profetico. Visionario.

Tecnico. Estetico. Scientifico. Teologico.

Minerale. Animale. Umano. Angelico.

Stilistico. Artistico. Letterario. Scritturistico.

Sostanziale. Formale. Scritturale. Sapienziale.

Personale. Generale. Emblematico. Universale.

Esplicito. Implicito. Occulto. Pubblico.

Scritturale. Segreto. Rivelativo. Sapienziale.

Erotico. Estetico. Speculativo. Mistico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

amuricuma ceremony. sebastião salgado, genesis
amuricuma ceremony. sebastião salgado, genesis

Antropia

 

Antropia non è un umanesimo.

 

 

 

I literati nel ’4OO creavano vocabolario per cercarsi attraverso la repubblica delle arti e così lasciarsi passare o non passare.

Un nome per i fenomeni terrestri che hanno nome non solo umano; fenomeni come atti culturali, presenze vive nel mondo e in relazione: ad assumere i principi estetici di Goldsworthy trovi lavoro nell’antroposfera secondo imperfettibilità e decadimento, come Tylor concettualizzò un esteso e gli cedette il nome di cultura, comprendiamo cosa suggerisce Geertz con il modello interpretativo,

così oggi materializziamo nomi per ciò che riguarda l’attività nell’antroposfera. Non si tratta di prospettiva antropica sulla biosfera: materializziamo:

noi creiamo mater/materia/madre. Anche un nuovo materialismo. Post-moderno è stato chinarsi sulla versione semiotica del mondo, contemplarla finalmente cresciuta di valore: ma si è annullata la possibilità di comprendere il mondo e di intervenire nel suo processo. Nuda natura, e la risonanza integrale, come nei drammi di Joyce, di Hosokawa, dei segni irriducibili del molteplice,

saranno il prossimo avanzamento,

via dalla vecchia foresta,

Dentro il nuovo.

 

 

 

 

 

 

Anthropia is not humanism.

 

14th c. literati created vocabulary in order to recognize each other within the republic of arts, and thus let or let not pass.

A name for terrestrial phenomena carrying not just human name. Acts of culture, worldly living presences, and interacting as well; by assuming Andy Goldsworthy’s aesthetics you get a job in anthroposphere according to perfectivity and decay, as Tylor conceptualized an extensa and called it culture, you understand what Geertz was suggesting with a new pattern of interpretation,

so today we materialize names for what concerns the whole operation in anthroposphere. This is not intended to be anthropic perspective upon the biosphere: materialize:

we create mater/matter/mother. New materialism, too. Post-modern bowed to the semiotic version of the world, finally increased in value; chances of comprehension and intervention have been yet annihilated. Nude nature so, integral resonance between the signs, like Joyce's, like Hosokawa's drama, the irreducible and the multiple,

are going to be the next step over,

out of the old forest,

Into the new.

 

 

 

 

adam salwanowicz
adam salwanowicz

 

 

 

Né idoli né maestri

 Tollera di essere allievo mai meno che del dio

 

 

Sii tu stesso.

 

 

परदेस

13

 



 

 

 

 

L'arte. Sola maestra dei sensi.

 

 

परदेस
12